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Partita IVA o dipendente: cosa conviene davvero, con i numeri 2026

Stai pensando di lasciare il posto fisso per metterti in proprio, oppure un'azienda ti propone di aprire la Partita IVA invece di assumerti? Qui trovi quanto deve fatturare un forfettario per portare a casa lo stesso netto di un dipendente con 30.000 euro di RAL, cosa perdi uscendo dal lavoro dipendente e devi finanziarti da solo, e le due trappole che colpiscono proprio chi fa lo stesso lavoro per lo stesso committente.

La risposta in breve

In regime forfettario, per pareggiare un dipendente con 30.000 euro di RAL servono circa 36.600-42.600 euro di fatturato l'anno, cioe 1,2-1,4 volte la RAL: la cifra piu bassa pareggia il solo netto in busta, la piu alta copre anche TFR e un fondo per i periodi scoperti. Vale se lavori per piu clienti e non in prevalenza per il tuo ex datore di lavoro.

Sotto questa cifra, o con un solo committente che ti impone orari e postazione, la busta paga resta in genere piu conveniente. Il calcolo completo e le trappole da verificare prima.

Per chi deve scegliere RAL 30.000 euro Forfettario vs busta paga Hot 10 min Mobile-first

Guide correlate: P.IVA come secondo lavoro • Forfettario e lavoro dipendente • Regime forfettario • INPS e P.IVA

Le basi

Una scelta secca: o l'una o l'altra

Questa guida e per chi deve decidere fra due strade alternative: restare, o diventare, lavoratore dipendente, oppure lavorare in proprio con la Partita IVA. Il confronto giusto non e fra stipendio lordo e fatturato, che sono grandezze diverse, ma fra quello che ti resta davvero in tasca e le tutele che ricevi in ciascun caso.

Le due situazioni tipiche

  • Vuoi lasciare il posto e metterti in proprio. Spesso per fare lo stesso mestiere con piu autonomia, a volte con il tuo datore di lavoro come primo cliente. E il caso in cui contano di piu le regole sull'ex datore di lavoro e sull'aliquota agevolata al 5%.
  • Un'azienda ti propone la Partita IVA invece dell'assunzione. Il compenso offerto sembra piu alto dello stipendio, ma e un lordo da cui togliere contributi, imposte e costi, e mancano ferie pagate, TFR e malattia. Qui serve soprattutto il calcolo del fatturato equivalente, e un occhio alla natura reale del rapporto.

In entrambi i casi la domanda e la stessa: quanto deve valere il lavoro autonomo per battere, o almeno pareggiare, il contratto da dipendente?

Se invece vuoi fare entrambe le cose

  • Tenere il lavoro e aprire la Partita IVA. Non e una scelta secca ma una somma di redditi: compatibilita con il contratto, obbligo di fedelta e primi numeri sono nella guida alla Partita IVA come secondo lavoro.
  • Restare dipendente ed entrare nel forfettario. Limite di reddito da lavoro dipendente, datore di lavoro come cliente e aliquota ridotta della Gestione Separata sono spiegati in forfettario e lavoro dipendente.
  • Qui ci concentriamo sull'alternativa. Esci dal lavoro dipendente, o non ci entri, e il reddito da Partita IVA deve sostituire lo stipendio per intero, tutele comprese.

Non conosci ancora il regime forfettario? Parti dalla guida al regime forfettario.

Lato dipendente

Da una RAL di 30.000 euro al netto annuo nel 2026

Il primo numero da fissare e il netto del dipendente. La RAL comprende gia tredicesima ed eventuale quattordicesima: dividerla per 13 o per 14 cambia l'importo del singolo mese, non il totale dell'anno.

Il calcolo con i parametri 2026

Voce Importo
RAL (tredicesima ed eventuale quattordicesima gia comprese) 30.000 €
1) Contributi INPS a carico del lavoratore (9,19%) − 2.757 €
Reddito imponibile IRPEF 27.243 €
2) IRPEF lorda (23%, tutto nel primo scaglione fino a 28.000 euro) 6.266 €
3) Detrazione per lavoro dipendente (1.979 euro, piu l'aumento di 65 euro) − 2.044 €
4) Ulteriore detrazione del cuneo fiscale (reddito fra 20.000 e 32.000 euro) − 1.000 €
IRPEF netta 3.222 €
Netto annuo, addizionali escluse ~ 24.021 €
Netto con addizionali regionale e comunale ipotizzate al 2,3% complessivo ~ 23.395 €

Le ipotesi. Lavoratore del settore privato con aliquota contributiva ordinaria a suo carico del 9,19%, anno intero, nessun altro reddito, nessun familiare a carico e nessun onere deducibile o detraibile. Le addizionali dipendono da regione e comune di residenza: nella riga finale usiamo un 2,3% complessivo solo come ordine di grandezza. Il netto mensile e circa 1.848 euro su 13 mensilita o 1.716 euro su 14, addizionali escluse.

Da dove vengono i numeri. Aliquote IRPEF 2026 al 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 e 43% oltre, dopo la riduzione del secondo scaglione disposta dalla legge 199/2025. Detrazione per lavoro dipendente dell'articolo 13 del TUIR, pari a 1.910 euro piu una quota decrescente fra 15.000 e 28.000 euro di reddito, aumentata di 65 euro per i redditi complessivi fra 25.000 e 35.000 euro (articolo 13, comma 1.1, del TUIR). Ulteriore detrazione di 1.000 euro dell'articolo 1 comma 6 della legge 207/2024 per redditi complessivi fra 20.000 e 32.000 euro, che poi decresce fino ad azzerarsi a 40.000. Per una simulazione su altri importi vedi scaglioni IRPEF 2026.

Il numero da tenere a mente

Con 30.000 euro di RAL restano circa 23.400-24.000 euro netti all'anno, secondo le addizionali del tuo comune e della tua regione.

Ma il netto in busta non e tutto quello che ricevi. Sopra ci sono il TFR, le ferie e la malattia pagate, e i contributi versati dall'azienda per la tua pensione.

Attenzione: se la tua RAL e diversa il calcolo cambia, anche in modo non lineare, perche detrazioni e cuneo fiscale si riducono al crescere del reddito.

Sezione critica

Cosa ti da il datore di lavoro e con la P.IVA paghi da solo

E qui che la maggior parte dei confronti sbaglia. Il dipendente riceve una serie di voci che non compaiono nel netto mensile ma hanno un valore economico preciso. Il lavoratore autonomo le deve ricostruire con il proprio fatturato.

Voce Da dipendente (RAL 30.000 euro) Con la Partita IVA
TFR Circa RAL diviso 13,5: intorno a 2.200 euro lordi l'anno, rivalutati e tassati separatamente all'uscita Non esiste: se vuoi un capitale di fine rapporto lo accantoni tu, dal netto
Ferie, festivita e permessi Retribuiti: in genere 6-8 settimane l'anno non lavorate ma pagate, secondo contratto collettivo Settimane senza fatturato: lo stesso reddito va prodotto in meno giorni
Malattia Indennita a carico di INPS e datore secondo il contratto, con conservazione del posto Tutele della Gestione Separata piu limitate e legate ai contributi versati: nei giorni di stop di solito non fatturi
Maternita e paternita Indennita e congedi con conservazione del posto e, spesso, integrazioni del contratto collettivo Indennita INPS per gli iscritti alla Gestione Separata, con requisiti contributivi propri; i clienti non ti aspettano
Pensione Contributi pensionistici del 33% della retribuzione, di cui 23,81% pagati dall'azienda: circa 9.900 euro l'anno Gestione Separata: 25% di contributi pensionistici sul reddito forfettario, tutti a tuo carico
Perdita del lavoro NASpI in caso di licenziamento; con le dimissioni volontarie in genere no, salvo giusta causa. Se la NASpI spetta, puoi chiederne la liquidazione anticipata in unica soluzione per avviare un'attivita autonoma, con domanda entro 30 giorni dall'inizio dell'attivita (articolo 8 del decreto legislativo 22/2015) Nessuna NASpI; per chi e in Gestione Separata esiste l'ISCRO, con requisiti stretti
Strumenti e costi Computer, software, formazione e spazi pagati dall'azienda A tuo carico e, in forfettario, non deducibili: sono gia compresi nel coefficiente

Come si legge. Il TFR matura per legge in misura pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, al netto di un piccolo contributo, e va in azienda o al fondo pensione. Le settimane di ferie, festivita e permessi dipendono dal contratto collettivo applicato: l'intervallo indicato e un ordine di grandezza. I 9.900 euro di contributi pensionistici non entrano nel netto, ma pesano sull'assegno che riceverai: a parita di reddito il montante del forfettario cresce piu lentamente.

Per il quadro completo di contributi, gestioni e casse vedi la guida a INPS e Partita IVA.

Numeri reali

Il fatturato equivalente: quanto devi incassare in forfettario

Ora il calcolo inverso: quanto deve incassare un professionista in regime forfettario per avere in tasca quanto il dipendente con 30.000 euro di RAL. Non esiste un numero unico: dipende da cosa vuoi pareggiare.

Come si calcola il netto del forfettario

Voce (esempio a 39.800 euro) Importo
Compensi incassati 39.800 €
1) Coefficiente 78% → reddito forfettario 31.044 €
2) Contributi Gestione Separata versati (26,07% di 31.044) − 8.093 €
Imponibile netto (dedotti i contributi versati) 22.951 €
3) Imposta sostitutiva 15% − 3.443 €
4) Costi reali dell'attivita (ipotesi: commercialista, software, dispositivi) − 2.000 €
Netto disponibile ~ 26.264 €

Come si legge. Il coefficiente di redditivita trasforma i compensi in reddito. Su quel reddito si calcolano i contributi della Gestione Separata, che per i professionisti senza altra copertura previdenziale nel 2026 sono al 26,07%. I contributi obbligatori versati si deducono dal reddito forfettario prima di applicare l'imposta sostitutiva, come prevede l'articolo 1 comma 64 della legge 190/2014, e si deducono per cassa, cioe nell'anno in cui li versi davvero. L'esempio ragiona su un anno a regime, in cui i contributi dedotti sono in linea con quelli dovuti, e arrotonda per eccesso lo scenario B della tabella qui sotto.

Il coefficiente non e sempre 78%. Dipende dal gruppo dell'Allegato 4 della legge 190/2014 in cui cade la divisione del tuo codice ATECO. L'Allegato 4 e pero costruito sui codici ATECO 2007: fino all'approvazione della nuova tabella il coefficiente si individua sul codice ATECO 2007 corrispondente al tuo codice ATECO 2025 (articolo 1 del decreto legislativo 81/2025), quindi se la tua attivita ha cambiato divisione nel passaggio conviene farlo verificare. Un consulente con codice 70.20.09, divisione 70, sta nel gruppo delle attivita professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie: 78%. Un programmatore con codice 62.10.00, divisione 62, ricade invece nel gruppo residuale delle altre attivita economiche: 67%, e il fatturato necessario scende. Verifica il tuo fra i codici ATECO o leggi come scegliere il codice ATECO.

Perche usiamo il 15% e non il 5%

L'aliquota al 5% per i primi cinque anni non spetta se la nuova attivita e mera prosecuzione di quella svolta prima come dipendente, salvo il periodo di pratica obbligatoria per le professioni (articolo 1 comma 65 della legge 190/2014).

La prosecuzione pero si valuta in concreto. Per la circolare 10/E del 2016 dell'Agenzia delle Entrate c'e continuita quando ti rivolgi alla stessa clientela o allo stesso mercato usando le stesse competenze, e vale anche se il rapporto e finito per licenziamento. Non c'e, invece, quando cambiano attivita o mercato di riferimento, oppure quando il lavoro dipendente precedente era economicamente marginale, cioe a termine o in collaborazione per non piu della meta del triennio precedente.

L'esempio e costruito al 15% perche e l'ipotesi prudente per chi lascia il posto e continua lo stesso mestiere, ma la verifica va fatta sul tuo caso prima di aprire: se il 5% spetta, il fatturato equivalente scende di circa il 7-8%. Come funziona il 5%.

Tre obiettivi, tre fatturati

Cosa vuoi pareggiare Netto da ottenere (dopo i costi) Fatturato annuo necessario (78%, 15%) Con aliquota al 5%, se spetta
A) Solo il netto in busta paga ~ 24.020 € ~ 36.600 € ~ 33.900 €
B) Netto piu TFR accantonato ~ 26.240 € ~ 39.800 € ~ 36.800 €
C) Netto, TFR e un fondo di circa un mese per malattia e periodi scoperti ~ 28.240 € ~ 42.600 € ~ 39.400 €

Le ipotesi della tabella. Coefficiente 78%, Gestione Separata al 26,07%, contributi dedotti prima dell'imposta, 2.000 euro l'anno di costi reali dell'attivita, addizionali del dipendente escluse, TFR stimato in 2.222 euro, cioe 30.000 diviso 13,5: e la quota lorda, prima del contributo dello 0,50% e della tassazione separata all'incasso, quindi gli scenari B e C sono prudenziali. Il risultato realistico per pareggiare una RAL di 30.000 euro sta quindi fra circa 36.600 e 42.600 euro di fatturato annuo, cioe 1,2-1,4 volte la RAL.

Cosa sposta l'asticella. Con costi reali piu alti sale: ogni euro di costo in piu richiede circa 1,4 euro di fatturato. Scende invece con un coefficiente piu basso, perche imposta e contributi si calcolano su un reddito minore: al 67% servono circa 34.650, 37.600 e 40.300 euro nei tre scenari, al prezzo pero di contributi pensionistici piu bassi. Scende anche se lato dipendente incidono le addizionali, perche il netto da pareggiare e minore: con il 2,3% ipotizzato lo scenario A passa da circa 36.600 a circa 35.800 euro.

Vale per la Gestione Separata. L'esempio riguarda i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti versano invece contributi fissi sul minimale di reddito, dovuti anche quando il reddito e basso, piu la quota percentuale sull'eccedenza: per loro il fatturato equivalente va rifatto con quei numeri, spiegati in contributi INPS e minimali.

E la pensione? A 39.800 euro di fatturato versi circa 7.760 euro di contributi pensionistici, pari al 25% del reddito forfettario, contro i circa 9.900 euro versati ogni anno per il dipendente. Pareggiare anche il montante contributivo richiederebbe un fatturato vicino ai 50.000 euro, oppure un piano di previdenza integrativa.

Dal fatturato alla tariffa. Le ferie te le paghi da solo: se tolte ferie, festivita, malattia e il tempo speso a cercare clienti e gestire l'amministrazione restano 180-200 giornate fatturabili, 39.800 euro corrispondono a circa 200-220 euro per giornata fatturata. E la cifra da confrontare con quella che il mercato, o l'azienda che ti propone la Partita IVA, e disposta a pagare. Per simulare il tuo caso vedi il calcolo delle tasse nel forfettario.

Le trappole

Se il primo cliente e il tuo ex datore di lavoro

Il calcolo della sezione precedente presuppone che tu possa applicare il forfettario. Per chi lascia il posto e continua a lavorare per la stessa azienda, questo non e affatto scontato.

Le cause di esclusione da conoscere

  • Il datore di lavoro come cliente prevalente. L'articolo 1 comma 57 lettera d-bis della legge 190/2014 esclude dal forfettario chi esercita l'attivita prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con cui e in corso un rapporto di lavoro, o con cui c'e stato nei due periodi d'imposta precedenti, oppure di soggetti a loro direttamente o indirettamente riconducibili, come societa controllate o collegate.
  • Come si misura la prevalenza. Secondo la circolare 9/E del 2019 dell'Agenzia delle Entrate la prevalenza si verifica solo al termine del periodo d'imposta e va intesa in senso assoluto: la causa ostativa scatta se i compensi incassati dagli ex datori di lavoro e dai soggetti collegati superano il 50% del totale dell'anno. In quel caso si esce dal forfettario dall'anno successivo.
  • L'eccezione per i praticanti. La causa ostativa non opera per chi inizia una nuova attivita dopo il periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti o professioni, anche se lavora in prevalenza per lo studio presso cui ha svolto il tirocinio.
  • L'eccezione dei contratti misti. Dal 2025 la causa ostativa non opera nemmeno per i professionisti iscritti a un albo o registro che lavorano per un'azienda con piu di 250 dipendenti, se contestualmente vengono assunti con contratto subordinato a tempo parziale e indeterminato fra il 40% e il 50% dell'orario pieno, con contratto di lavoro autonomo certificato, domicilio professionale distinto dai locali dell'azienda e nessuna sovrapposizione fra i due rapporti (articolo 17 della legge 203/2024).
  • Il limite dei redditi da lavoro dipendente. La lettera d-ter esclude chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati oltre 30.000 euro. Per il 2025 e il 2026 la soglia e elevata a 35.000 euro dall'articolo 1 comma 12 della legge 207/2024, come modificato dalla legge 199/2025; senza nuovi interventi dal 2027 si torna a 30.000 euro. Conta il reddito di lavoro dipendente e assimilato, quello del punto 1 della Certificazione Unica, gia al netto dei contributi a tuo carico, non la RAL: con una RAL di 38.000 euro il reddito e circa 34.500 euro, quindi sotto la soglia del 2026. La verifica e irrilevante se il rapporto di lavoro e cessato nell'anno precedente a quello di ingresso nel regime e non ne e iniziato un altro ancora in corso a fine anno (circolare 10/E del 2016). Se invece ti dimetti nello stesso anno in cui apri, la soglia sui redditi dell'anno prima conta: con una RAL di 30.000 euro sei comunque sotto.

Tutte le cause di esclusione, con cosa succede se le superi, sono nella guida a limiti e cause di esclusione del forfettario.

Il caso che rovina i conti

Ti dimetti a fine 2026 e dal 2027 fatturi all'ex datore di lavoro l'80% dei compensi: per tutto il biennio di sorveglianza rischi di uscire dal forfettario dall'anno successivo, e per lo stesso lavoro di prima il 5% di norma non spetta.

Il fatturato equivalente non vale piu: in regime ordinario si applicano IRPEF a scaglioni, IVA e ritenute, e il calcolo va rifatto da zero. Diversificare i clienti fin dall'inizio non e solo prudenza commerciale.

Quando la Partita IVA nasconde un impiego

C'e poi un piano che non e fiscale. Se l'azienda ti chiede di aprire la Partita IVA ma di fatto rispetti un orario, ricevi direttive su come e quando lavorare, sei inserito stabilmente nella sua organizzazione e lavori solo per lei, il rapporto puo essere riqualificato come lavoro subordinato. Quando la prestazione e prevalentemente personale e continuativa e le modalita di esecuzione sono organizzate dal committente, l'articolo 2 del decreto legislativo 81/2015 prevede l'applicazione della disciplina del lavoro subordinato; dal 2019 non e piu richiesto che il committente imponga anche i tempi e il luogo di lavoro, e la regola vale anche quando l'organizzazione passa da piattaforme digitali. La norma non si applica, fra l'altro, alle collaborazioni rese nell'esercizio di professioni intellettuali per le quali e necessaria l'iscrizione a un albo.

Non e un giudizio sulla tua proposta: la valutazione dipende da come il rapporto si svolge in concreto e riguarda profili di diritto del lavoro, da approfondire con un consulente del lavoro o un legale. Dal punto di vista pratico, pero, un unico committente, un orario imposto e una postazione fissa sono segnali da non ignorare prima di rinunciare a un contratto da dipendente.

L'altra meta

Stabilita, mutui, tutele e pensione

Anche quando i numeri tornano, la decisione non e solo di reddito. Quattro aspetti pesano quanto il fatturato.

Reddito e accesso al credito

  • Reddito variabile. Lo stipendio arriva ogni mese; il fatturato no. Clienti che pagano a 60 o 90 giorni e mesi estivi deboli rendono indispensabile una riserva di liquidita prima di partire.
  • Imposte e contributi in blocco. In forfettario nessuno trattiene nulla alla fonte: imposta e contributi si pagano con F24 a saldo e acconto. Il secondo anno e spesso il piu pesante, perche al saldo del primo si sommano gli acconti del secondo.
  • Mutui e prestiti. Per un lavoratore autonomo le banche chiedono di solito le dichiarazioni dei redditi di piu anni, spesso almeno due. Se hai in programma un mutuo, valuta se chiederlo prima di lasciare il posto: e una prassi bancaria, non una regola di legge, e varia da istituto a istituto.

Tutele e pensione

  • Perdita del lavoro. Il dipendente licenziato ha la NASpI. Il professionista iscritto alla Gestione Separata puo contare sull'ISCRO, l'indennita straordinaria di continuita reddituale e operativa, resa strutturale dalla legge 213/2023: spetta con Partita IVA attiva da almeno tre anni, reddito dell'anno precedente inferiore al 70% della media dei due anni prima e non superiore a 12.000 euro rivalutati, regolarita contributiva e altri requisiti. Dura sei mensilita e l'importo e contenuto: e un paracadute, non uno stipendio.
  • Pensione. Nel sistema contributivo l'assegno dipende dai contributi versati. Il 33% del dipendente, di cui due terzi abbondanti pagati dall'azienda, contro il 25% del reddito forfettario del professionista: senza un fatturato alto o una previdenza integrativa, il montante cresce meno.
  • Liberta e crescita. Dall'altra parte della bilancia: il reddito da Partita IVA non ha un tetto contrattuale, scegli clienti e organizzazione e, entro 85.000 euro di compensi, il forfettario resta un regime leggero.
Errori

Errori tipici di chi confronta P.IVA e stipendio

Cinque scivoloni che portano a scegliere sulla base di numeri sbagliati. Conoscerli prima evita di accettare un compenso che vale meno dello stipendio che lasci.

1) Confrontare la RAL con il fatturato

30.000 euro di RAL e 30.000 euro di fatturato non valgono lo stesso: il forfettario, a quel livello, porta a casa parecchio meno del dipendente una volta pagati contributi, imposta e costi.

2) Contare due volte la tredicesima

La RAL comprende gia tredicesima ed eventuale quattordicesima. Aggiungerle di nuovo alla RAL, o al netto annuo, gonfia lo stipendio e fa sembrare conveniente un compenso che non lo e.

3) Dare per scontato il 5%

Se ti rivolgi alla stessa clientela o allo stesso mercato con le stesse competenze, l'aliquota agevolata non spetta e un business plan costruito al 5% sottostima l'imposta di due terzi. Non darla per persa a priori, pero: se mercato e clientela cambiano, o se il lavoro dipendente precedente era economicamente marginale, il 5% puo spettare.

4) Ignorare l'ex datore di lavoro

Fatturare oltre meta dei compensi all'azienda che hai lasciato, nell'anno in cui il rapporto e in corso o si chiude e nei due successivi, fa perdere il forfettario dall'anno dopo e rende inutile ogni simulazione.

5) Dimenticare le settimane non pagate

Ferie, festivita e giorni di malattia da autonomo non producono reddito. Chi calcola la tariffa su 52 settimane piene sottostima quanto deve chiedere ai clienti.

La buona notizia

Con i numeri giusti e le cause di esclusione verificate prima, la scelta si prende a ragion veduta, non per sensazione.

Vedi anche forfettario al 5% o al 15% per capire quando l'aliquota ridotta spetta davvero.

Checklist

Quando conviene la P.IVA e quando no

Una verifica rapida prima di firmare le dimissioni o di accettare una collaborazione al posto dell'assunzione.

Tende a convenire se...

  • Il fatturato atteso supera con margine l'equivalente. Per una RAL di 30.000 euro, stabilmente oltre 40.000-43.000 euro con il coefficiente al 78%.
  • Hai piu clienti, o puoi averli presto. Nessuno di loro, ex datore compreso, pesa oltre meta dei compensi.
  • Hai una riserva di liquidita. Almeno qualche mese di spese personali e il primo giro di imposte e contributi.
  • I tuoi costi reali sono bassi. Il forfettario non li deduce: meno spendi, piu il coefficiente lavora a tuo favore.
  • Non ti servono a breve mutui o prestiti legati a un reddito da lavoro dipendente.

Tende a non convenire se...

  • Il compenso offerto e vicino alla RAL. Una collaborazione da 30.000-35.000 euro l'anno al posto di un'assunzione a 30.000 euro di RAL e, nei numeri, un passo indietro.
  • Avresti un solo committente con orari e direttive. Oltre al rischio fiscale, perdi tutele senza guadagnare autonomia.
  • Fatturerai soprattutto all'ex datore di lavoro nell'anno in cui il rapporto e in corso o si chiude, o nei due successivi.
  • Non hai margini per i mesi scoperti o per un periodo di malattia.
  • Il tuo codice ATECO ha un coefficiente alto e i costi reali sono elevati: allora serve un confronto anche con il regime ordinario.

6 step prima di decidere

1) Calcola il tuo netto vero

Parti dalla RAL, non dal netto di un mese: contributi, IRPEF 2026, detrazioni, cuneo fiscale e addizionali del tuo comune.

2) Dai un valore alle tutele

TFR, ferie pagate, malattia e contributi aziendali: decidi quali vuoi ricostruire con il fatturato.

3) Verifica codice e coefficiente

Il coefficiente dipende dalla divisione ATECO: controlla il codice fra i codici ATECO prima di fare i conti.

4) Controlla le cause di esclusione

Peso dell'ex datore di lavoro sui compensi nell'anno in cui il rapporto si chiude e nei due successivi, soglia dei redditi da lavoro dipendente se il rapporto non e cessato l'anno prima.

5) Scegli l'aliquota realistica

Se resti sulla stessa clientela e sullo stesso mercato fai i conti al 15%; il 5% spetta se mercato o competenze cambiano, o se il rapporto da dipendente era marginale, e hai tutti gli altri requisiti.

6) Traduci tutto in tariffa

Dividi il fatturato necessario per le giornate davvero fatturabili e confronta il risultato con quanto il mercato paga.

Approfondisci: Aprire la P.IVA • Regime forfettario • Limiti ed esclusioni • INPS e P.IVA

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Ogni situazione ha variabili proprie: RAL, codice ATECO, costi, clienti, rapporto con l'ex datore di lavoro. Un commercialista dedicato ti aiuta a costruire il confronto con i tuoi numeri e, se decidi di partire, ti apre la Partita IVA inclusa nel canone.

Niente scelte al buio: prima i numeri, poi la decisione.

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FAQ

Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi piu comuni di chi deve scegliere fra Partita IVA e lavoro dipendente.

Quanto devo fatturare con la Partita IVA per guadagnare come un dipendente con 30.000 euro di RAL?

Nel 2026 un dipendente con 30.000 euro di RAL porta a casa circa 24.000 euro netti l'anno, addizionali escluse. Un professionista in regime forfettario con coefficiente al 78%, Gestione Separata al 26,07%, imposta sostitutiva al 15% e circa 2.000 euro di costi reali deve fatturare circa 36.600 euro per pareggiare il solo netto, circa 39.800 euro per coprire anche il TFR e circa 42.600 euro per mettere da parte un fondo per malattia e periodi scoperti. L'intervallo realistico e quindi fra 36.600 e 42.600 euro, cioe 1,2-1,4 volte la RAL, e cambia con il codice ATECO, i costi e la situazione personale.

Se mi dimetto e lavoro per il mio ex datore con la Partita IVA posso stare nel forfettario?

Si puo iniziare, ma con un limite preciso. La legge 190/2014 esclude dal forfettario chi esercita l'attivita prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con cui c'e un rapporto in corso o con cui c'e stato nei due periodi d'imposta precedenti, o di soggetti a loro riconducibili. Secondo la circolare 9/E del 2019 la prevalenza si verifica a fine anno e scatta se quei compensi superano il 50% del totale: in quel caso si esce dal regime dall'anno successivo. Fa eccezione chi inizia l'attivita dopo la pratica professionale obbligatoria.

Posso usare l'aliquota al 5% se faccio lo stesso lavoro che facevo da dipendente?

Dipende da come cambiano mercato e clientela. L'aliquota al 5% per i primi cinque anni richiede, fra gli altri requisiti, che la nuova attivita non sia mera prosecuzione di un'altra svolta in precedenza come lavoro dipendente o autonomo, salvo il periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti o professioni. Secondo la circolare 10/E del 2016 dell'Agenzia delle Entrate la prosecuzione si valuta in concreto: c'e quando la nuova attivita si rivolge alla stessa clientela o allo stesso mercato e richiede le stesse competenze, e vale anche se il rapporto e cessato per licenziamento. Non c'e, invece, quando attivita o mercato di riferimento sono diversi, oppure quando il precedente lavoro dipendente era economicamente marginale, cioe a termine o in collaborazione per non piu della meta del triennio precedente. Chi lascia il posto e continua a servire la stessa clientela applica quindi il 15%, ma la verifica va fatta sul caso concreto con il commercialista prima di aprire.

Un'azienda mi offre la Partita IVA invece dell'assunzione: come capisco se l'offerta e buona?

Confronta il compenso proposto con il fatturato equivalente, non con la RAL dell'assunzione che sostituisce. Per pareggiare un contratto da 30.000 euro di RAL servono circa 36.600-42.600 euro di fatturato l'anno, cioe 1,2-1,4 volte la RAL, perche contributi, imposta sostitutiva, costi, TFR e settimane non fatturabili restano a tuo carico. Poi guarda la natura del rapporto: un solo committente, con orari, direttive e postazione fissa, e il caso in cui il rapporto puo essere riqualificato come subordinato e tu perdi tutele senza guadagnare autonomia. Se l'azienda e anche il tuo datore di lavoro attuale o recente, verifica prima le cause di esclusione dal forfettario.

Con la Partita IVA ho diritto a un sostegno se il lavoro cala?

Non alla NASpI, che e riservata ai lavoratori dipendenti. Chi e iscritto alla Gestione Separata come professionista puo chiedere l'ISCRO, un'indennita di sei mensilita riservata a chi ha la Partita IVA attiva da almeno tre anni, un reddito dell'anno precedente inferiore al 70% della media dei due anni prima e sotto una soglia di circa 12.000 euro rivalutata ogni anno, oltre ad altri requisiti fra cui la regolarita contributiva. L'importo e contenuto: va considerato un paracadute, non una sostituzione del reddito. Se invece esci dal lavoro dipendente e hai diritto alla NASpI, puoi chiederne la liquidazione anticipata in unica soluzione per avviare l'attivita autonoma, con domanda entro 30 giorni dall'inizio dell'attivita; con le dimissioni volontarie senza giusta causa la NASpI non spetta e quindi non spetta nemmeno l'anticipazione.

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