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Split Payment: come funziona e quando si applica

Lo split payment (scissione dei pagamenti) cambia le regole del gioco: emetti fattura con IVA, ma il cliente la versa direttamente all'Erario per conto tuo. Tu incassi solo l'imponibile. Qui trovi tutto: chi è obbligato, come compilare la fattura, impatto sulla liquidazione IVA e come ottenere il rimborso prioritario.

PA & Enti Fattura IVA Rimborso

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Definizione

Cos'è lo split payment (scissione dei pagamenti)

Lo split payment è un meccanismo introdotto dall'art. 17-ter del DPR 633/72 per contrastare l'evasione IVA. Il principio è semplice: quando fatturi a determinati soggetti (in primis la Pubblica Amministrazione), l'IVA indicata in fattura non la incassi tu. La versa il tuo cliente direttamente all'Erario.

Come funziona in sintesi

Immagina di emettere una fattura di 1.000 € + IVA 22% = 1.220 € a un Comune. In una fattura "normale" incasseresti 1.220 € e poi verseresti i 220 € di IVA con la liquidazione periodica. Con lo split payment, invece, il Comune ti paga solo 1.000 € (l'imponibile) e versa i 220 € di IVA direttamente allo Stato. Tu non tocchi mai quell'IVA.


Perché esiste?

Lo Stato vuole evitare che l'IVA "passi" dal fornitore prima di arrivare all'Erario. Con lo split, l'IVA va dritta nelle casse pubbliche senza passaggi intermedi. Meno rischio di evasione, più gettito garantito.

Esempio numerico

Fattura a ente pubblico: imponibile 1.000 €, IVA 22%

Voce Importo Chi paga
Imponibile 1.000,00 € L'ente paga a te
IVA 22% 220,00 € L'ente versa all'Erario
Totale fattura 1.220,00 €
Tu incassi 1.000,00 €

Nota: in fattura scrivi comunque il totale completo (imponibile + IVA). La differenza sta nel pagamento e nella liquidazione.

Soggetti obbligati

Chi è obbligato allo split payment

Non tutti i clienti rientrano nello split payment. Il meccanismo si applica solo quando il tuo cliente appartiene a determinate categorie. La lista ufficiale e aggiornata è pubblicata sul sito del MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze). Ecco le categorie principali.

Tipo di ente/soggetto Split obbligatorio? Note
Pubblica Amministrazione (Comuni, Province, Regioni, Ministeri, ASL, Università statali…) Sono il nucleo storico dello split payment. Inclusi tutti gli enti inseriti nell'IPA (Indice PA).
Società controllate da PA (partecipate direttamente o indirettamente) Controllate dallo Stato, Regioni, Province, Comuni, enti territoriali. Lista sul sito MEF.
Società quotate FTSE MIB Le società incluse nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana.
Fondazioni partecipate da PA Fondazioni il cui fondo di dotazione è formato per almeno il 70% da PA.
Imprese e professionisti privati No Per le vendite a soggetti privati o imprese non in lista, si applica il regime IVA ordinario.
Forfettari (come fornitore) No Il forfettario non addebita IVA, quindi lo split non si applica.

Consiglio pratico: prima di emettere la prima fattura a un ente, verifica sempre sul sito del MEF se quel soggetto rientra negli elenchi split. Le liste vengono aggiornate periodicamente. Se hai dubbi, chiedi direttamente al cliente: gli enti obbligati lo sanno e spesso lo comunicano in fase di ordine.

Meccanismo

Come funziona in pratica lo split payment

Il flusso è lineare, ma devi avere chiaro ogni passaggio per non commettere errori in fattura o nella contabilità. Ecco il percorso completo, passo dopo passo.

I 4 passaggi

  1. Emetti la fattura — Compili la fattura con imponibile e IVA come faresti normalmente. L'unica differenza è l'indicazione dell'esigibilità IVA impostata su "S" (scissione dei pagamenti).
  2. Il cliente riceve la fattura — L'ente/società obbligata legge la fattura e vede che l'esigibilità è "S". Sa che deve gestire l'IVA separatamente.
  3. Il cliente ti paga solo l'imponibile — Ricevi sul tuo conto corrente soltanto l'imponibile (nel nostro esempio: 1.000 €). L'IVA non transita dal tuo conto.
  4. Il cliente versa l'IVA all'Erario — L'ente versa i 220 € di IVA direttamente allo Stato, attraverso le modalità previste (F24 o versamento diretto a seconda della natura dell'ente).

Cosa cambia rispetto alla fattura normale

Confronto rapido tra fattura ordinaria e fattura split payment.

Aspetto Ordinaria Split payment
IVA in fattura Presente Presente
Esigibilità IVA "I" (immediata) o "D" (differita) "S" (scissione)
Incasso Imponibile + IVA Solo imponibile
Chi versa l'IVA Tu (con la liquidazione) Il cliente

Il punto chiave: la fattura "sembra" uguale. Quello che cambia è il flusso del denaro e l'impostazione dell'esigibilità nell'XML.

Compilazione fattura

Come compilare la fattura in split payment

La buona notizia: la fattura split payment è quasi identica a una fattura normale. Devi solo cambiare un campo. Ecco cosa fare e cosa controllare prima dell'invio.

Cosa indicare in fattura

  • Dati del cliente — Ragione sociale, indirizzo, P.IVA/CF, codice SDI o PEC dell'ente. Se è una PA, usa il codice univoco IPA (6 caratteri).
  • Descrizione, quantità, prezzo — Come in qualunque fattura. Non cambia nulla.
  • Aliquota IVA — Applica l'aliquota corretta (22%, 10%, 4%). Lo split payment non modifica l'aliquota.
  • Esigibilità IVA = "S" — Questo è il campo chiave. Nel software di fatturazione, cercalo nella sezione "Dati riepilogo IVA" o "Esigibilità". Seleziona "S – Scissione dei pagamenti".
  • Dicitura in fattura — È buona prassi aggiungere la nota: "Operazione soggetta a scissione dei pagamenti ai sensi dell'art. 17-ter DPR 633/72". Non è strettamente obbligatoria, ma toglie ogni dubbio.

Esempio di fattura split

Fornitura servizi informatici al Comune di Roma.

Campo Valore
Cliente Comune di Roma – Cod. IPA: c_h501
Descrizione Assistenza tecnica IT – marzo 2026
Imponibile 2.500,00 €
Aliquota IVA 22%
IVA 550,00 €
Totale documento 3.050,00 €
Esigibilità IVA S – Scissione pagamenti
Da incassare 2.500,00 € (solo imponibile)

Nella fattura elettronica XML, il campo <EsigibilitaIVA> deve contenere il valore S. Verifica sempre l'anteprima XML prima dell'invio a SDI.

Liquidazione IVA

Impatto sulla liquidazione IVA

Questo è l'aspetto che più ti tocca da vicino come fornitore. Lo split payment ha un effetto diretto sulla tua liquidazione IVA periodica e, spesso, ti porta in una situazione di credito IVA cronico.

Perché generi credito IVA

Ecco la logica. In una liquidazione IVA ordinaria fai: IVA vendite − IVA acquisti = IVA da versare. Con lo split payment, l'IVA sulle vendite verso enti obbligati non entra nella tua liquidazione perché non l'hai mai incassata (la versa il cliente). Però continui a detrarre l'IVA pagata sugli acquisti.


Risultato: l'IVA a debito (vendite) scende, l'IVA a credito (acquisti) resta uguale. La differenza diventa negativa e accumuli credito IVA trimestre dopo trimestre. Se la maggior parte del tuo fatturato è verso soggetti split, questo effetto è ancora più marcato.

Esempio di liquidazione

Trimestre tipo: 80% fatturato verso PA (split), 20% verso privati

Voce Importo
IVA vendite totale 5.000 €
di cui IVA split (esclusa) −4.000 €
IVA vendite in liquidazione 1.000 €
IVA acquisti (credito) 2.800 €
Risultato −1.800 € (credito)

Senza lo split, avresti avuto 5.000 − 2.800 = 2.200 € di IVA da versare. Con lo split finisci a credito. Per questo esiste il rimborso prioritario.

Rimborso

Rimborso IVA prioritario per chi è in split

Se accumuli credito IVA a causa dello split payment, hai diritto al rimborso IVA prioritario. Significa che l'Agenzia delle Entrate deve erogarti il rimborso entro 3 mesi dalla richiesta, molto più veloce rispetto ai tempi ordinari.

Come richiedere il rimborso

  • Dichiarazione IVA annuale — Inserisci la richiesta di rimborso nel quadro VX della dichiarazione IVA, specificando il codice causale che identifica lo split payment come motivo del credito.
  • Rimborso trimestrale (modello TR) — Non devi aspettare la dichiarazione annuale. Puoi chiedere il rimborso anche trimestralmente presentando il modello IVA TR, se il credito supera 2.582,28 €.
  • Garanzia fideiussoria — Per importi superiori a 30.000 € senza visto di conformità, potrebbe essere richiesta una garanzia. Sotto i 30.000 € con visto di conformità, in genere non serve.
  • Tempistica — Il rimborso prioritario deve essere erogato entro 3 mesi dall'esecutività della dichiarazione o dalla presentazione del modello TR. Se l'Agenzia supera i tempi, maturano interessi a tuo favore.

Alternativa: compensazione in F24

Se il tuo credito IVA non è enorme, potresti preferire la compensazione orizzontale. Invece di chiedere il rimborso, usi il credito IVA per pagare altre imposte o contributi tramite modello F24.


Attenzione ai limiti: la compensazione orizzontale è ammessa fino a 5.000 € liberamente. Oltre i 5.000 € serve il visto di conformità sulla dichiarazione IVA. Oltre i 50.000 € annui il visto è obbligatorio e ci sono verifiche aggiuntive. In ogni caso, parlane col tuo commercialista per scegliere la strategia migliore tra rimborso e compensazione.

Errori comuni

Gli errori più frequenti sullo split payment

Sbagliare con lo split payment significa problemi con il cliente (che non paga l'importo giusto), liquidazioni IVA errate e potenziali sanzioni. Ecco i 4 errori che vediamo più spesso.

1. Non applicare lo split quando è dovuto

Fatturi a un Comune o a una società partecipata senza impostare l'esigibilità "S". Risultato: il cliente ti paga l'intero importo (compresa l'IVA) e tu la includi nella liquidazione. Poi l'ente si accorge dell'errore e ti chiede la nota di credito. Nel frattempo hai versato un'IVA che non dovevi versare tu.

2. Applicarlo a soggetti non obbligati

L'errore opposto: imposti lo split su una fattura verso un'azienda privata che non è in nessuna lista MEF. Il cliente ti paga solo l'imponibile pensando che sia corretto, ma in realtà dovevi incassare anche l'IVA e versarla tu. Rischi un ammanco di cassa e una liquidazione IVA scorretta.

3. Dimenticare l'esigibilità "S" nell'XML

Sai che è split, lo scrivi nella descrizione, ma nel campo <EsigibilitaIVA> lasci "I" (immediata). SDI accetta la fattura (non è un errore bloccante), ma la contabilità del cliente e la tua liquidazione saranno disallineate. È un errore subdolo perché non genera scarto, ma crea problemi a valle.

4. Confondere split payment con reverse charge

Sono due meccanismi diversi. Nel reverse charge il cliente integra l'IVA con autofattura e tu emetti fattura senza IVA. Nello split payment emetti fattura con IVA, ma non la incassi. Usare il reverse charge quando serve lo split (o viceversa) genera errori contabili sia per te che per il cliente.


Consiglio: crea un template "SPLIT" nel tuo software di fatturazione con l'esigibilità "S" già preimpostata. Ogni volta che fatturi a un ente della lista MEF, usi quel template e riduci il rischio di errore a zero.

Checklist

Checklist "Split Payment ok"

Spunta tutto prima di inviare la fattura a SDI. Se ogni punto è coperto, sei a posto.

Prima della fattura

  • Ho verificato che il cliente è nella lista MEF degli enti obbligati allo split.
  • Ho i dati completi del cliente (ragione sociale, P.IVA/CF, codice IPA o SDI).
  • Ho selezionato il template "SPLIT" nel software di fatturazione.
  • L'aliquota IVA è quella corretta per il bene/servizio (22%, 10%, 4%).

Prima dell'invio a SDI

  • Nell'XML il campo <EsigibilitaIVA> contiene il valore "S".
  • L'importo "da pagare" coincide con il solo imponibile (senza IVA).
  • Ho inserito la dicitura "Scissione dei pagamenti ex art. 17-ter DPR 633/72".
  • Ho controllato l'anteprima XML: nessun campo chiave è vuoto o errato.

Dopo l'invio

  • Ho verificato che SDI ha accettato la fattura (nessuno scarto).
  • Ho registrato correttamente la fattura nella contabilità (IVA non in liquidazione).
  • Ho monitorato il credito IVA accumulato nel trimestre.

A fine periodo

  • Ho valutato se chiedere il rimborso IVA prioritario o usare la compensazione F24.
  • Ho aggiornato la lista clienti split (gli elenchi MEF cambiano periodicamente).
  • Ho verificato che la liquidazione IVA escluda correttamente l'IVA split dalle vendite.

Vuoi che verifichiamo la tua prima fattura split? Contattaci e te la controlliamo.

FAQ

Domande frequenti sullo split payment

Le risposte ai dubbi più comuni, senza giri di parole.

Split payment e reverse charge sono la stessa cosa?

No, sono due meccanismi diversi. Nel reverse charge l'IVA la integra il cliente tramite autofattura: tu emetti fattura senza IVA. Nello split payment emetti fattura CON IVA, ma l'IVA non la incassi: la versa il cliente direttamente all'Erario per conto tuo. In pratica, nel reverse il cliente "aggiunge" l'IVA, nello split il cliente "trattiene" l'IVA.

Come verifico se il mio cliente è soggetto a split payment?

Sul sito del MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze) è pubblicata la lista aggiornata di tutti gli enti e le società soggetti allo split payment. Puoi cercare per denominazione, codice fiscale o partita IVA. In alternativa, chiedi direttamente al cliente: gli enti obbligati lo sanno e spesso lo indicano già nell'ordine di acquisto o nella richiesta di preventivo.

Perché finisco sempre a credito IVA?

Perché con lo split payment non incassi l'IVA sulle vendite (la versa il cliente all'Erario), ma continui a detrarre l'IVA sugli acquisti. Questo squilibrio genera un credito IVA che si accumula nel tempo. La soluzione: puoi chiedere il rimborso IVA prioritario (entro 3 mesi) oppure usare il credito in compensazione F24 per pagare altre imposte e contributi.

I forfettari applicano lo split payment?

No. I soggetti in regime forfettario non addebitano IVA in fattura (le loro operazioni sono fuori campo IVA ai sensi dell'art. 1 comma 58 L. 190/2014). Dato che non c'è IVA in fattura, non c'è nulla da "scindere". Se sei forfettario e fatturi a una PA, emetti fattura senza IVA come fai sempre, indicando il riferimento normativo dell'esenzione.

Hai un dubbio specifico sul tuo caso? Scrivici e ti rispondiamo.

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