Partita IVA Musicista e Artista 2026: previdenza dello spettacolo, diritti d'autore e tasse
Suoni dal vivo, incidi in studio, componi. Qui trovi il punto che le guide generiche sbagliano: la previdenza degli artisti non e la Gestione Separata INPS ma il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo, l'ex ENPALS, e segue la prestazione artistica anche quando la Partita IVA non c'e. Poi il codice ATECO della divisione 90 con il coefficiente forfettario al 67%, l'agibilita che deve chiedere il committente, la differenza tra cachet, diritti SIAE e diritti connessi, e un esempio su 25.000 euro di compensi.
Guide correlate: Aprire la P.IVA • Regime forfettario • INPS e P.IVA • Scegliere il codice ATECO
Musicista e artista: quando serve davvero la Partita IVA
Una serata al locale, una session in studio, un progetto che comincia a girare: la domanda e sempre se serva la Partita IVA. La risposta dipende dall'abitualita, come per ogni lavoro autonomo. Ma per chi fa spettacolo c'e un secondo livello che quasi nessuno considera: la previdenza scatta sulla prestazione artistica, anche quando la Partita IVA non c'e.
Occasionale o abituale: la regola generale
- Prestazione occasionale. Per una data isolata e non organizzata basta la ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d'acconto del 20%. Regge per incarichi rari, non per chi suona ogni fine settimana.
- Attivita abituale. Quando le date si ripetono, i committenti sono piu di uno e c'e una organizzazione stabile dietro, la Partita IVA serve a prescindere da quanto incassi.
- Il malinteso dei 5.000 euro. Quella soglia riguarda i contributi dei collaboratori occasionali, non l'apertura della Partita IVA. E per l'artista la previdenza di riferimento non e quasi mai quella dei parasubordinati.
Per i limiti dell'occasionale leggi prestazione occasionale senza P.IVA; per la procedura vedi come aprire la P.IVA.
Il punto che cambia tutto: conta la prestazione
- La previdenza non guarda il numero di P.IVA. L'obbligo contributivo dello spettacolo e legato alla natura di cio che fai, l'esibizione o la registrazione, non al fatto che tu abbia aperto una posizione fiscale.
- Vale anche per il cachet secco. Una serata pagata senza Partita IVA non e fuori dal sistema previdenziale: il contributo va comunque denunciato e versato, in prevalenza da chi ti ha scritturato.
- Non tutto quello che fai e spettacolo. Insegnare, vendere basi e beat, produrre contenuti sponsorizzati sono attivita diverse. Separare le voci di reddito e il primo lavoro serio da fare.
Se una parte dei tuoi ricavi arriva da contenuti e piattaforme, quella parte segue altre regole: vedi P.IVA influencer e creator.
FPLS ex ENPALS: la previdenza degli artisti non e la Gestione Separata
Per le prestazioni artistiche non si versa alla Gestione Separata come farebbe un consulente. I lavoratori dello spettacolo sono iscritti al Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (FPLS), l'ex ENPALS confluito in INPS: una gestione con regole proprie, platea definita per categorie, denuncia in capo al committente e una ripartizione del contributo che nel lavoro autonomo ordinario non esiste.
Come funziona la contribuzione dello spettacolo
- Iscrizione per categoria. Il fondo copre le categorie di lavoratori dello spettacolo individuate dalla normativa: cantanti, musicisti e orchestrali, attori, ballerini, tecnici. Conta il ruolo che svolgi, non l'etichetta del contratto.
- Contributo ripartito. Sulla prestazione resa a un committente il contributo e diviso tra committente e artista, con la parte prevalente a carico del committente. E l'opposto di quello che accade a un professionista, dove tutto il peso ricade su chi fattura.
- Denuncia in capo a chi organizza. E l'impresa che allestisce lo spettacolo a denunciare le giornate lavorate e versare. Tu non sei passivo: da quelle giornate dipendono l'accredito e i requisiti delle prestazioni del settore.
- Si ragiona a giornate. La posizione dello spettacolo si costruisce sulle giornate di lavoro, non sui mesi: un dettaglio che pesa su pensione e ammortizzatori e che rende utile leggere l'estratto conto contributivo.
- Aliquote e massimali da verificare. Misure, minimali e massimali cambiano nel tempo e per categoria. Prima di fare qualunque conto controlla il valore in vigore per l'anno con INPS o con il tuo consulente.
Per il quadro generale delle gestioni previdenziali vedi INPS e Partita IVA.
Se apri la P.IVA cosa cambia
Aprire la Partita IVA non sposta automaticamente la previdenza sulla Gestione Separata: una prestazione artistica resta tale. Puoi ritrovarti con la Partita IVA che governa fatturazione e IVA e il fondo dello spettacolo che governa la previdenza sulle stesse date.
Attenzione: la combinazione tra Partita IVA, inquadramento nel fondo e attivita non artistiche non ha una risposta unica valida per tutti: cambia in base al ruolo, al contratto e al committente. E uno dei casi in cui la verifica preventiva con INPS o con un consulente vale piu di qualsiasi regola letta online.
Agibilita INPS: chi la chiede e a cosa serve
- E un adempimento del committente. L'agibilita e la richiesta che chi organizza lo spettacolo presenta all'INPS prima dell'inizio delle prestazioni, per poter impiegare i lavoratori dello spettacolo. Non e un documento che l'artista consegna al locale.
- A cosa serve. Collega il tuo impiego alla posizione contributiva di chi ti scrittura: e il presupposto formale della denuncia delle giornate e del versamento al fondo.
- Perche ti riguarda comunque. Se manca, le tue giornate rischiano di non essere denunciate e la tua posizione resta vuota. Chiedere conferma per iscritto prima della data e una domanda legittima, non una diffidenza.
- Regole in evoluzione. Categorie interessate, esclusioni e modalita di richiesta sono cambiate nel tempo, e in alcune situazioni la richiesta puo essere presentata dal lavoratore autonomo dello spettacolo. Verifica la procedura aggiornata sul portale INPS.
Qui non troverai importi di sanzioni ne automatismi: e materia amministrata da INPS e va verificata caso per caso. Se oltre a suonare organizzi tu gli eventi, parliamone: sei committente e artista insieme e gli obblighi si sommano.
Cachet, diritti d'autore e diritti connessi: tre redditi diversi
Un artista che comincia a lavorare raramente ha un solo flusso di reddito, e i tre tipici non si tassano allo stesso modo: confonderli e l'errore piu costoso della categoria, perche cambia l'IVA, cambia la previdenza e cambia la base imponibile.
I tre flussi, uno per uno
- (a) Il cachet. E il compenso per l'esibizione o la prestazione artistica: concerto, serata, session in studio. Qui entrano in gioco l'IVA, se hai Partita IVA e non sei forfettario, e la contribuzione dello spettacolo.
- (b) I diritti d'autore. Se sei autore o compositore, l'utilizzazione economica delle tue opere genera redditi di lavoro autonomo ai sensi dell'art. 53, comma 2, lettera b, del TUIR, riscossi tipicamente tramite SIAE o un altro organismo di gestione collettiva. Si applica una deduzione forfettaria del 25%, che sale al 40% sotto i 35 anni; non c'e IVA e su quella quota non c'e contribuzione.
- (c) I diritti connessi. Spettano all'artista interprete o esecutore per l'utilizzo della registrazione della sua interpretazione, e sono gestiti da organismi come Nuovo IMAIE. Sono un diritto distinto da quello dell'autore: puoi incassarli anche senza aver scritto il brano.
- Il diritto d'autore non entra nel forfettario. Non e reddito d'impresa ne compenso professionale ai fini del regime: viaggia su un binario alternativo, non passa dal coefficiente di redditivita e non va sommato ai ricavi della Partita IVA.
- Sui connessi serve prudenza. La deduzione dell'art. 53 e scritta per l'utilizzazione economica delle opere dell'ingegno: la sua applicazione ai diritti connessi non e automatica e va confermata caso per caso, anche in base a come l'organismo li eroga e li certifica.
Molti musicisti hanno tutti e tre i flussi nello stesso anno. Se e il tuo caso, scrivici e li impostiamo correttamente fin dall'inizio.
Perche non e un dettaglio
Un cantautore che suona dal vivo e incide puo avere tre trattamenti fiscali diversi nello stesso anno: cachet con IVA e contribuzione, diritti d'autore con deduzione forfettaria e senza IVA, diritti connessi con regole loro. Metterli sulla stessa riga di fattura e sbagliato in partenza.
Attenzione: il diritto d'autore non si sceglie per pagare meno. O sei autore dell'opera e cedi i diritti di utilizzazione economica, oppure stai fatturando una prestazione artistica: etichettare un cachet come diritto d'autore e una contestazione che prima o poi arriva.
Codice ATECO e coefficiente: perche l'artista sta al 67%
L'attivita artistica sta nella divisione 90, attivita creative, artistiche e di intrattenimento. Per chi si esibisce dal vivo il riferimento e 90.20.09; per chi compone c'e 90.11.09. In entrambi i casi il coefficiente forfettario e il 67%.
| Attivita | Codice ATECO | Coefficiente forfettario |
|---|---|---|
| Esibizioni e prestazioni artistiche dal vivo (musicista, cantante) | 90.20.09 | 67% |
| Composizione musicale e creazione letteraria (autore) | 90.11.09 | 67% |
| Recitazione (attore) | 90.20.01 | 67% |
| Insegnamento e formazione musicale | 85.52.09 | 78% |
Il ragionamento sul coefficiente, perche e l'errore piu diffuso: la redditivita forfettaria non dipende dalla professione ma dal gruppo di settore dell'Allegato 4 della legge 190/2014 in cui ricade il codice ATECO. Le divisioni 64-66 (finanziari e assicurativi), 69-75 (professionali, scientifiche e tecniche), 85 (istruzione) e 86-88 (sanita e assistenza sociale) formano il gruppo al 78%. La divisione 90 non e in quell'elenco: ricade fra le altre attivita economiche, il gruppo residuale al 67%. Un musicista che si esibisce sta quindi al 67%, con il 33% dei compensi riconosciuto come costi: piu generoso del 22% dei professionisti. Lo stesso musicista che apre anche un codice di formazione in divisione 85, su quei ricavi, applica il 78%: chi fa entrambe le cose dichiara un'attivita prevalente e le altre secondarie, tenendo distinti i ricavi. Nel dubbio leggi come scegliere il codice ATECO o cerca su codici ATECO.
Forfettario o ordinario, e come funziona l'IVA sugli spettacoli
Fino a 85.000 euro di compensi il forfettario e accessibile. Con il coefficiente al 67% il regime ti riconosce il 33% di costi forfettari: una tolleranza alta, ma l'artista che gira con service, furgone e studio di registrazione la puo superare senza accorgersene.
| Aspetto | Forfettario | Ordinario / semplificato |
|---|---|---|
| Quando conviene | Poche spese, date locali, sotto 85.000 euro | Service audio, backline, furgone, studio, tour |
| Imposta | Sostitutiva 5% (primi 5 anni) o 15% | IRPEF a scaglioni + addizionali |
| Imponibile | Coefficiente 67% | Compensi meno costi reali |
| Costi (strumenti, service, trasferte, studio, promozione) | NON deducibili (forfettizzati al 33%) | Deducibili uno a uno |
| IVA | NON applicata; niente detrazione sugli acquisti | Applicata secondo l'aliquota dell'operazione; detrazione sugli acquisti |
| Previdenza | Fondo dello spettacolo sulle prestazioni artistiche | Fondo dello spettacolo sulle prestazioni artistiche |
Sull'IVA serve una precisazione onesta. Le prestazioni artistiche scontano l'IVA, ma il settore ha aliquote ridotte previste dalla Tabella A allegata al DPR 633/72 per determinate operazioni — per esempio i contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali e gli ingressi agli spettacoli — oltre a regole speciali per chi esercita attivita spettacolistiche come organizzatore. L'aliquota applicabile dipende dall'operazione e dal ruolo di chi fattura: qui una tabella per singolo caso farebbe piu danni che altro, meglio verificare caso per caso. In forfettario il problema non si pone, perche non applichi IVA e non la detrai. Regola pratica: se lavori con lo strumento che hai gia e poche trasferte il 33% di costi forfettari ti basta; se noleggi service, paghi tecnici e studio o punti a superare gli 85.000 euro, fai il conto con l'ordinario, che deduce i costi reali.
Quattro situazioni reali: riconosciti in una
La teoria non serve a nulla se non atterra sul tuo caso. Ecco le quattro configurazioni in cui si trova quasi ogni musicista, e cosa cambia per ciascuna.
1) Suoni a serate, ti pagano a cachet, non hai P.IVA
Finche le date sono sporadiche puoi lavorare con ricevuta occasionale e ritenuta d'acconto. Ma senza Partita IVA non sei fuori dalla previdenza dello spettacolo: il contributo va denunciato e versato, in prevalenza da chi organizza, e l'agibilita spetta al committente. Chiedi come ti stanno inquadrando prima di salire sul palco, non dopo.
2) Hai la P.IVA e fatturi concerti, session e lezioni
Qui convivono due mondi. Esibizioni e session restano prestazioni artistiche anche sul piano previdenziale; le lezioni sono un'altra attivita, in divisione 85 e con coefficiente al 78%. Tenere le voci separate in contabilita, e non su un'unica riga di fattura generica, ti evita di applicare il coefficiente sbagliato e di confondere due inquadramenti.
3) Alterni lavoro dipendente e attivita artistica
E la configurazione piu comune, e non e un ripiego. Il dipendente ha gia una copertura previdenziale, quindi il peso contributivo dell'attivita artistica va valutato su entrambe le posizioni, che restano distinte se il datore non opera nello spettacolo. Il forfettario resta compatibile entro i limiti di reddito previsti e senza fatturare in prevalenza al proprio datore. Se pero il lavoro dipendente e alle dipendenze di una pubblica amministrazione, per esempio un docente di conservatorio o di scuola, non basta il conto fiscale: lo svolgimento di attivita esterne e disciplinato dal regime delle incompatibilita e puo richiedere la previa autorizzazione dell'amministrazione ai sensi dell'art. 53 del D.Lgs. 165/2001. Cosa e consentito dipende dal regime di impegno, a tempo pieno o parziale, e dai regolamenti del singolo ente: va verificato con la propria amministrazione prima di aprire la Partita IVA, non dopo. Vedi forfettario e lavoro dipendente.
4) Sei autore e percepisci diritti SIAE oltre ai cachet
Il flusso che arriva dall'organismo di gestione collettiva non passa dalla Partita IVA e non entra nel conteggio del forfettario: si dichiara come reddito da utilizzazione economica di opere dell'ingegno, con la deduzione forfettaria e senza contribuzione su quella quota. Il cachet resta invece prestazione artistica: due righe diverse in dichiarazione, due trattamenti diversi.
Esempio: 25.000 euro di prestazioni artistiche in forfettario
Quanto resta a un musicista con 25.000 euro di compensi da prestazioni artistiche in forfettario? Il calcolo si fa in tre passaggi, e il secondo e quello che quasi tutti saltano.
Il calcolo, voce per voce
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compensi da prestazioni artistiche | 25.000 € |
| Coefficiente 67% → reddito forfettario | 16.750 € |
| Contributi previdenziali dello spettacolo versati, quota a carico dell'artista (ipotesi 11% dell'imponibile delle prestazioni, non del reddito forfettario) | − 2.750 € |
| Imponibile dopo deduzione dei contributi | 14.000 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 2.100 € |
| Restano lordo costi reali | ~ 20.150 € |
Le ipotesi, dichiarate. Il reddito forfettario e 25.000 per 67%, cioe 16.750 euro, ma quel coefficiente rileva solo ai fini fiscali. La contribuzione dello spettacolo non si calcola sul reddito determinato con il coefficiente del 67%: si calcola sull'imponibile delle prestazioni denunciate per giornate, con minimale giornaliero e massimale annuo. Per questo in tabella la quota a carico dell'artista e applicata ai 25.000 euro di compensi e non ai 16.750 euro di reddito forfettario: il committente denuncia le giornate e versa sulla prestazione artistica, e il reddito forfettario del musicista non lo vede mai. L'aliquota complessiva del fondo si aggira intorno al 33% e per i lavoratori autonomi esercenti attivita musicali e ripartita per un terzo a carico dell'artista e per due terzi a carico del committente: qui abbiamo quindi usato circa l'11% dei compensi. Solo a questo punto entra in gioco il fisco: dal reddito forfettario si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati nel periodo d'imposta (art. 1, comma 64, legge 190/2014), cosi l'imposta si calcola su 14.000 euro e non su 16.750. Una riserva onesta: la quota a carico dell'artista viene di norma trattenuta in rivalsa dal committente, quindi fatti confermare dal consulente in che misura risulti deducibile nel tuo caso. Aliquota complessiva, criterio di riparto, minimali e massimali vanno verificati nella misura in vigore per l'anno con INPS o con il consulente: qui servono a mostrare il meccanismo, non a sostituire il conteggio reale. Con l'aliquota al 5% dei primi cinque anni l'imposta scenderebbe a circa 700 euro e resterebbero circa 21.550 euro, da cui togliere i costi che in forfettario non hai dedotto.
Perche i diritti d'autore non sono in tabella. Se nello stesso anno incassi anche compensi SIAE, quelli non si sommano ai 25.000 euro e non passano dal coefficiente del 67%: si calcolano a parte, con la deduzione forfettaria del 25% (40% sotto i 35 anni) e l'imponibile che ne risulta segue l'IRPEF ordinaria. Sommarli ai ricavi della Partita IVA gonfia l'imponibile e puo far sballare anche la verifica della soglia degli 85.000 euro.
Accantona, anche quando il cachet e piccolo
Le date si pagano a ritmo irregolare: metti da parte a ogni incasso, perche l'F24 arriva mesi dopo, quando la stagione e finita e i soldi sono usciti.
Su 25.000 euro, con le ipotesi sopra, tra imposta e quota contributiva a tuo carico se ne va circa il 19% (4.850 euro): accantona almeno il 25% come margine, perche la contribuzione effettiva dipende dalle giornate denunciate e dalle misure in vigore.
Errori tipici del musicista che apre P.IVA
Cinque scivoloni che nello spettacolo costano piu che altrove, perche toccano insieme fisco e previdenza.
1) Dare per scontata la Gestione Separata
Iscriversi alla gestione dei parasubordinati perche "cosi fanno tutti i liberi professionisti": per lo spettacolo la gestione di riferimento e un'altra.
2) Credere che senza P.IVA non ci sia previdenza
Il cachet incassato con ricevuta occasionale non e fuori dal sistema: la contribuzione segue la prestazione, non il numero di partita IVA.
3) Non verificare l'agibilita
La deve chiedere il committente, ma e la tua posizione contributiva a rimetterci se manca. Una domanda prima della data non costa nulla.
4) Applicare il coefficiente del 78%
La divisione 90 sta nel gruppo residuale al 67% dell'Allegato 4: usare il 78% significa dichiarare un imponibile piu alto del dovuto.
5) Fatturare i diritti d'autore come cachet
Hanno un regime proprio, senza IVA e con deduzione forfettaria: infilarli in fattura con l'attivita artistica sbaglia due imposte in un colpo solo.
La buona notizia
Impostati bene fin dalla prima data, questi errori non si presentano piu: e tutto lavoro che si fa una volta sola.
Vedi anche come scegliere il codice ATECO per partire con l'inquadramento corretto.
Artista in regola: 6 step
Sei passaggi concreti per mettere in ordine fisco e previdenza senza rinviare a fine stagione.
6 step per il musicista in regola
1) Separa le voci di reddito
Cachet, diritti d'autore, diritti connessi, insegnamento: metti in colonna da dove arrivano davvero i soldi.
2) Verifica l'inquadramento previdenziale
Prestazione artistica significa fondo dello spettacolo: fatti confermare da INPS o dal consulente la posizione giusta per il tuo ruolo.
3) Apri la P.IVA con il codice giusto
90.20.09 per le esibizioni, 90.11.09 se componi, 85.52.09 se insegni: divisione 90 al 67%, divisione 85 al 78%.
4) Controlla agibilita e giornate
Prima della data chiedi conferma dell'agibilita al committente; dopo, verifica che le giornate risultino nel tuo estratto conto.
5) Imposta fatturazione e IVA
Fattura elettronica via SdI. In forfettario niente IVA; fuori dal forfettario verifica l'aliquota della singola operazione.
6) Accantona e pianifica
Metti da parte il 20-25% di ogni incasso e tieni i compensi da diritto d'autore fuori dal calcolo del forfettario.
Approfondisci: Aprire la P.IVA • Regime forfettario • INPS e P.IVA • Prestazione occasionale
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Domande frequenti
Le risposte rapide ai dubbi piu comuni tra musicisti e artisti che aprono Partita IVA.
Un musicista versa alla Gestione Separata INPS o al fondo dello spettacolo?
Per le prestazioni artistiche la gestione di riferimento non e la Gestione Separata ma il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (FPLS), l'ex ENPALS confluito in INPS. Vi sono iscritte le categorie di lavoratori dello spettacolo individuate dalla normativa, tra cui cantanti, musicisti e orchestrali. Il contributo sulla prestazione artistica resa a un committente e ripartito tra committente e artista, con la parte prevalente a carico del committente. Attivita diverse dallo spettacolo, come l'insegnamento musicale, seguono regole proprie: se svolgi entrambe, fatti confermare l'inquadramento da INPS o dal tuo consulente.
Serve la Partita IVA per suonare a serate pagate a cachet?
Non sempre: per date davvero sporadiche e non organizzate si puo lavorare con ricevuta per prestazione occasionale e ritenuta d'acconto del 20%. Quando le serate diventano regolari, con piu committenti e con una organizzazione stabile, l'attivita e abituale e la Partita IVA serve, a prescindere dall'importo incassato. Va chiarito un equivoco diffuso: l'assenza della Partita IVA non elimina la previdenza dello spettacolo, perche l'obbligo contributivo segue la prestazione artistica in quanto tale e riguarda anche i cachet pagati senza Partita IVA.
Che codice ATECO usa un musicista e quale coefficiente forfettario si applica?
Per chi si esibisce dal vivo il riferimento e il codice 90.20.09, altre attivita di arti performative e rappresentazioni artistiche; per chi compone c'e 90.11.09, altre attivita di creazione letteraria e composizione musicale. Entrambi stanno nella divisione 90, che l'Allegato 4 della legge 190/2014 colloca fra le altre attivita economiche: il coefficiente di redditivita e quindi il 67%, non il 78% delle attivita professionali. Significa che diventa imponibile il 67% dei compensi e il 33% e riconosciuto forfettariamente come costi.
Chi deve richiedere l'agibilita INPS per un concerto?
L'agibilita e un adempimento del committente, cioe di chi organizza lo spettacolo e impiega i lavoratori dello spettacolo: va richiesta all'INPS prima dell'inizio delle prestazioni e costituisce il presupposto formale per denunciare le giornate lavorate e versare la contribuzione. Non e l'artista a doverla emettere, ma e suo interesse verificare che esista, perche senza denuncia delle giornate la posizione contributiva resta scoperta. Le categorie interessate e le modalita di richiesta sono cambiate nel tempo: conviene verificare la procedura aggiornata sul portale INPS prima della data.
I diritti d'autore SIAE si sommano al fatturato del regime forfettario?
No. I compensi per l'utilizzazione economica di opere dell'ingegno sono redditi di lavoro autonomo previsti dall'art. 53, comma 2, lettera b, del TUIR e seguono un binario proprio: si applica una deduzione forfettaria del 25%, che sale al 40% per chi ha meno di 35 anni, non si applica l'IVA e su quella quota non c'e contribuzione previdenziale. Non passano dal coefficiente di redditivita del forfettario e non vanno inseriti in fattura insieme al cachet. Diverso e il caso dei diritti connessi dell'artista interprete o esecutore, gestiti da organismi come Nuovo IMAIE: il loro trattamento va verificato caso per caso.
Un musicista che insegna musica come si inquadra?
L'insegnamento non e una prestazione artistica e non segue le regole dello spettacolo. Sul piano fiscale rientra nella divisione 85, istruzione, con un codice come 85.52.09 per la formazione culturale: quella divisione appartiene al gruppo delle attivita professionali dell'Allegato 4 e il coefficiente forfettario e del 78%, diverso dal 67% delle esibizioni. Chi fa entrambe le cose deve tenere separate le due voci, perche cambiano il coefficiente applicabile e l'inquadramento previdenziale della singola prestazione.
Hai una situazione specifica? Scrivici: analizziamo il tuo caso e troviamo l'impostazione giusta tra codice ATECO, fondo dello spettacolo, diritti d'autore e regime fiscale.
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