Forfettario vs Ordinario: il confronto che ti serve per scegliere
Forfettario o ordinario? La risposta giusta dipende dalla tua situazione: fatturato, spese, tipo di clienti e obiettivi. Qui trovi una tabella comparativa dettagliata, 3 esempi pratici con numeri e una checklist per decidere senza dubbi.
Guide correlate: Regime forfettario • Spese deducibili forfettario • Dichiarazione redditi P.IVA • INPS Partita IVA • Aprire Partita IVA
Perché il confronto è fondamentale
La scelta tra forfettario e ordinario non è un dettaglio burocratico: impatta direttamente su quanto paghi di tasse, come gestisci l'IVA, cosa puoi dedurre e quanta contabilità devi fare. Non esiste un regime "migliore" in assoluto.
Il regime fiscale è una leva strategica
Scegliere il regime giusto può farti risparmiare migliaia di euro all'anno. Ma l'errore più comune è guardare solo l'aliquota: il forfettario ha il 15% (o 5%), l'ordinario arriva al 43% con gli scaglioni IRPEF. Sembra ovvio, no? Non proprio. Il forfettario non ti permette di dedurre le spese reali, e se hai costi elevati il vantaggio dell'aliquota bassa svanisce in fretta. In più, nel forfettario non addebiti IVA ai clienti: può essere un vantaggio competitivo con i privati, ma un problema con le aziende che la detrarrebbero comunque.
Cosa cambia davvero nella pratica
Il regime che scegli influenza 5 aree chiave della tua attività:
- Tasse - aliquota fissa vs progressiva, differenza enorme a seconda del reddito.
- IVA - non la addebiti (forfettario) oppure la gestisci con liquidazioni periodiche (ordinario).
- Deducibilità - nessuna deduzione reale nel forfettario; nel regime ordinario deduci costi effettivi.
- Complessità - contabilità semplificata vs registri IVA, libro giornale, bilancio.
- Crescita - il forfettario ha un tetto di 85.000 euro; l'ordinario no.
Tabella comparativa completa
Tutti i punti chiave, fianco a fianco. Salva questa tabella: ti servirà ogni volta che devi rivalutare la tua scelta.
| Caratteristica | Forfettario | Ordinario |
|---|---|---|
| Imposta sul reddito | Imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni, se nuova attività) oppure 15% | IRPEF progressiva a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000, 43% oltre 50.000 euro + addizionali regionali/comunali |
| IVA in fattura | Non si addebita: le fatture sono fuori campo IVA (art. 1, co. 54-89, L. 190/2014). Nessuna liquidazione IVA periodica | Si addebita (22%, 10%, 4% ecc.). Devi incassarla, registrarla e versarla con liquidazione mensile o trimestrale. In compenso, detrai l'IVA sugli acquisti |
| Deducibilità costi | No: i costi reali non contano. Il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività fisso al fatturato (es. 78% per IT, 67% per commercio). Unica deduzione ammessa: contributi previdenziali | Si: deduci i costi effettivi e documentati. Affitto, attrezzature, consulenze, auto (parziale), formazione, interessi passivi, ammortamenti. Più spendi (in modo legittimo), più abbassi l'imponibile |
| Ritenuta d'acconto | Non si applica: i tuoi clienti non operano la ritenuta sulle tue fatture | Si applica (tipicamente 20% per professionisti): il cliente trattiene una quota e la versa come anticipo delle tue imposte |
| Contabilità richiesta | Semplificata al massimo: niente registri IVA, niente libro giornale. Devi solo conservare le fatture e compilare il quadro LM in dichiarazione | Contabilità ordinaria o semplificata: registri IVA acquisti/vendite, libro giornale, registro beni ammortizzabili. Serve quasi sempre un commercialista strutturato |
| Soglia di ricavi | 85.000 euro annui (limite principale). Tra 85.000 e 100.000 euro esclusione dall'anno successivo; oltre 100.000 euro uscita immediata in corso d'anno | Nessun limite: puoi fatturare qualsiasi importo |
| INPS | Si paga normalmente. Gestione Separata o Artigiani/Commercianti (con riduzione del 35% opzionale per questi ultimi). I contributi INPS sono l'unica voce deducibile dal reddito forfettario | Si paga normalmente. Stesse gestioni, ma nessuna riduzione specifica. In compenso, i contributi sono pienamente deducibili insieme a tutti gli altri costi |
| Detrazioni personali | Non spettano: niente detrazioni per figli a carico, mutuo, spese mediche, ristrutturazioni ecc. dal reddito forfettario (perché è già tassato a forfait) | Spettano tutte: detrazioni per carichi familiari, interessi mutuo, spese mediche, bonus edilizi, 730 ecc. |
| Adempimenti annuali | Dichiarazione redditi (quadro LM). Niente dichiarazione IVA, niente studi di settore/ISA, niente IRAP | Dichiarazione redditi, dichiarazione IVA annuale, liquidazioni IVA periodiche, eventuale IRAP (se con organizzazione), ISA (indici sintetici di affidabilità) |
| Fatturazione elettronica | Obbligatoria dal 2024 per tutti (prima esentati sotto i 25k). Tramite SDI come l'ordinario | Obbligatoria. Fatturazione elettronica tramite SDI con tutti i campi IVA compilati |
| Limite dipendenti | Massimo 20.000 euro lordi annui per compensi a dipendenti e collaboratori. Superando questa soglia, perdi il regime | Nessun limite: puoi assumere quanti dipendenti vuoi |
Nota: le regole possono variare in base alla tua situazione specifica (codice ATECO, anno di apertura, tipo di gestione INPS). Per un confronto personalizzato: contattaci.
Quando conviene il forfettario
Il forfettario è vantaggioso in scenari precisi. Se ti riconosci in almeno 2-3 di questi punti, probabilmente è la scelta giusta per te.
Il forfettario funziona bene quando...
- Il tuo fatturato è sotto gli 85.000 euro. Questo è il requisito base. Se sei ben al di sotto, il forfettario ti dà tranquillità e semplicità. Se sei vicino al limite, pianifica con attenzione: superare la soglia ti costringe a uscire.
- Hai poche spese operative. Se i tuoi costi reali sono bassi (es. lavori da casa, non compri materiali, non hai dipendenti), il coefficiente di redditività forfettario non ti penalizza. Anzi, potresti pagare meno che con la deduzione dei costi reali.
- I tuoi clienti sono privati. Un privato non detrae l'IVA, quindi per lui è indifferente ricevere una fattura con o senza IVA. Se invece i tuoi clienti sono aziende, il fatto che tu non addebiti IVA non è un vantaggio per loro (la detraggono comunque).
- Stai aprendo una nuova attività. I primi 5 anni con aliquota al 5% sono un vantaggio enorme. Paghi un terzo rispetto all'aliquota piena del 15%, e molto meno rispetto all'IRPEF progressiva. Questo periodo iniziale può farti risparmiare parecchio e darti liquidità per investire nella crescita.
- Vuoi semplicità amministrativa. Niente liquidazioni IVA, niente registri, niente ISA. La gestione contabile è ridotta al minimo: più tempo per il tuo lavoro, meno costi di commercialista.
- Non hai bisogno di detrazioni personali. Se non hai mutuo, figli a carico, spese mediche rilevanti o bonus edilizi da sfruttare, non perdi nulla rinunciando alle detrazioni IRPEF.
Il profilo tipico "forfettario conviene"
Freelance o consulente con pochi costi, fatturato medio-basso, clienti prevalentemente privati o piccole imprese.
Esempio classico: sviluppatore freelance che lavora da casa, senza dipendenti, con costi reali del 10-15% del fatturato. Il coefficiente di redditività (78% per i servizi IT) gli riconosce più costi di quelli effettivi: il forfettario vince nettamente.
Vuoi verificare se sei in questo scenario? Scrivici.
Quando conviene l'ordinario
L'ordinario non è il "regime di default per chi non può fare il forfettario". In molti casi è la scelta più intelligente, anche se puoi accedere al forfettario.
L'ordinario funziona bene quando...
- Hai spese elevate e documentabili. Affitto dello studio, attrezzature, materie prime, auto aziendale, dipendenti, consulenze esterne. Se i tuoi costi reali superano la quota "forfettaria" calcolata con il coefficiente, l'ordinario ti permette di dedurli e abbassare l'imponibile reale. In un ristorante, ad esempio, i costi di materie prime, personale e affitto possono rappresentare il 70-80% dei ricavi: il coefficiente forfettario del 40% di redditività non basta a coprirli.
- Lavori con la Pubblica Amministrazione. Molti enti pubblici operano in split payment: l'IVA la trattengono loro. Se sei forfettario non addebiti IVA, quindi non c'è differenza operativa su quel fronte, ma l'ordinario ti permette di detrarre l'IVA sugli acquisti, un vantaggio rilevante se compri molto per la tua attività.
- Il tuo fatturato supera (o supererà presto) gli 85.000 euro. Se stai crescendo rapidamente, pianifica il passaggio all'ordinario prima di subire l'uscita forzata. Un passaggio gestito è sempre meglio di un passaggio subito a metà anno.
- Hai bisogno di detrazioni personali. Mutuo prima casa, figli a carico, spese mediche importanti, bonus ristrutturazione, superbonus residuo: tutte queste detrazioni funzionano solo con l'IRPEF. Se sei forfettario, le perdi. In certe situazioni familiari, questo fa una differenza di migliaia di euro all'anno.
- Vuoi assumere personale senza limiti. Il forfettario ha il tetto di 20.000 euro lordi per dipendenti/collaboratori. Se hai bisogno di un team, l'ordinario è l'unica strada.
- Vuoi recuperare l'IVA sugli investimenti. Se stai per acquistare attrezzature costose, un veicolo, arredi per l'ufficio o tecnologia, con l'ordinario recuperi l'IVA pagata. Con il forfettario, quella IVA è un costo secco.
Il profilo tipico "ordinario conviene"
Attività con costi operativi rilevanti, fatturato medio-alto, investimenti frequenti o situazione familiare che richiede detrazioni.
Esempio classico: ristoratore con affitto di 2.000 euro/mese, 3 dipendenti, materie prime al 35% del fatturato. I costi reali superano di gran lunga quelli "riconosciuti" dal coefficiente forfettario. Con l'ordinario deduce tutto e paga IRPEF su un imponibile molto più basso.
Vuoi un calcolo comparativo sul tuo caso? Contattaci.
3 esempi con i numeri
Per capire davvero la differenza, servono i numeri. Ecco 3 scenari realistici con il calcolo delle imposte in entrambi i regimi. Sono esempi didattici e semplificati: il tuo caso specifico va sempre verificato.
Esempio 1: Sviluppatore freelance (forfettario conviene)
Marco è sviluppatore web, lavora da casa, ha aperto P.IVA da 2 anni. Fattura 40.000 euro all'anno. Costi reali: circa 3.000 euro (hosting, software, portatile ammortizzato). Gestione Separata INPS. Coefficiente di redditività: 78%.
Con il forfettario (5% start-up)
- Reddito imponibile: 40.000 x 78% = 31.200 euro
- INPS Gestione Separata (circa 26,07%): 8.134 euro
- Imponibile netto (dopo INPS): 31.200 - 8.134 = 23.066 euro
- Imposta sostitutiva al 5%: 1.153 euro
- Totale tasse + INPS: 9.287 euro
- Netto stimato: circa 30.713 euro (dopo tasse e INPS, prima dei costi reali)
Con l'ordinario
- Ricavi: 40.000 - costi reali 3.000 = reddito 37.000 euro
- INPS Gestione Separata: circa 9.646 euro
- Imponibile IRPEF (dopo INPS): 37.000 - 9.646 = 27.354 euro
- IRPEF (23% fino a 28.000): circa 6.291 euro + addizionali
- Totale tasse + INPS: circa 16.500 - 17.000 euro (con addizionali)
- Netto stimato: circa 23.000 - 23.500 euro
Risultato: Marco risparmia circa 7.000 euro all'anno con il forfettario. Con costi reali cosi bassi, il coefficiente di redditività lo avvantaggia nettamente.
Esempio 2: Ristorante con alti costi (ordinario conviene)
Laura gestisce un piccolo ristorante. Fattura 80.000 euro all'anno. Costi reali: affitto 18.000, materie prime 25.000, un dipendente 16.000, utenze e varie 6.000. Totale costi: 65.000 euro. Artigiani/Commercianti. Coefficiente di redditività ristorazione: 40%.
Con il forfettario (15%)
- Reddito imponibile: 80.000 x 40% = 32.000 euro
- INPS Art./Comm. (con riduzione 35%): circa 5.500 euro (minimali + variabile)
- Imponibile netto: 32.000 - 5.500 = 26.500 euro
- Imposta sostitutiva al 15%: 3.975 euro
- Totale tasse + INPS: 9.475 euro
- Ma attenzione: i costi reali sono 65.000 euro. Netto effettivo: 80.000 - 65.000 - 9.475 = 5.525 euro
Con l'ordinario
- Ricavi 80.000 - costi reali 65.000 = reddito 15.000 euro
- INPS Art./Comm.: circa 4.200 euro (minimali)
- Imponibile IRPEF: 15.000 - 4.200 = 10.800 euro
- IRPEF al 23%: circa 2.484 euro + addizionali
- Totale tasse + INPS: circa 7.200 euro
- Netto effettivo: 80.000 - 65.000 - 7.200 = 7.800 euro
Risultato: Laura risparmia circa 2.275 euro con l'ordinario. Il motivo è semplice: i suoi costi reali (65.000 euro) sono molto più alti di quelli "forfettari" (80.000 - 32.000 = 48.000 euro). In più, con l'ordinario recupera l'IVA sugli acquisti.
Esempio 3: Consulente con entrambe le opzioni aperte
Andrea è consulente gestionale, fattura 55.000 euro all'anno. Costi reali: affitto coworking 6.000, auto (uso promiscuo, deducibile al 20%) 3.600 il 20% = 720, software e formazione 2.500, contributi a ordine professionale 800. Totale costi deducibili stimati: circa 10.000 euro. Gestione Separata. Coefficiente di redditività: 78%. Ha un mutuo prima casa con interessi annui di 2.800 euro e un figlio a carico.
Con il forfettario (15%)
- Reddito imponibile: 55.000 x 78% = 42.900 euro
- INPS GS: circa 11.188 euro
- Imponibile netto: 42.900 - 11.188 = 31.712 euro
- Imposta sostitutiva al 15%: 4.757 euro
- Totale tasse + INPS: 15.945 euro
- Detrazioni mutuo e figlio: 0 euro (non spettano nel forfettario)
Con l'ordinario
- Ricavi 55.000 - costi 10.000 = reddito 45.000 euro
- INPS GS: circa 11.732 euro
- Imponibile IRPEF: 45.000 - 11.732 = 33.268 euro
- IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 5.268 = 8.284 euro + addizionali ~700 = 8.984 euro
- Detrazioni: mutuo (19% di 2.800 = 532) + figlio (circa 900) = -1.432 euro
- IRPEF netta: circa 7.552 euro
- Totale tasse + INPS: circa 19.284 euro
Risultato: Nonostante le detrazioni per mutuo e figlio, Andrea risparmia ancora circa 3.339 euro con il forfettario. Ma il margine si è assottigliato. Se i suoi costi reali aumentassero (un dipendente, un ufficio) o se avesse più detrazioni, l'ordinario potrebbe diventare più conveniente. Questo è il classico caso in cui serve un calcolo personalizzato.
Questi sono esempi semplificati a scopo didattico. Per un calcolo accurato servono: codice ATECO, gestione INPS, situazione familiare, costi effettivi e obiettivi di crescita. Richiedi un confronto personalizzato.
Come passare da un regime all'altro
Il passaggio tra forfettario e ordinario è possibile, ma ha regole precise. Ecco come funziona in entrambe le direzioni.
Da forfettario a ordinario
Uscita automatica (obbligatoria):
- Se superi 85.000 euro di ricavi ma resti sotto 100.000 euro: esci dal forfettario dall'anno successivo.
- Se superi 100.000 euro: uscita immediata in corso d'anno. Da quel momento applichi il regime ordinario con tutte le regole IVA e contabili. Questa è la situazione più delicata: richiede un adeguamento rapido della contabilità.
- Se perdi uno degli altri requisiti (es. superi i 20.000 euro di compensi a dipendenti, o percepisci redditi da partecipazione in società trasparenti): uscita dall'anno successivo.
Uscita volontaria (per scelta):
- Puoi scegliere di passare all'ordinario anche se hai ancora tutti i requisiti per il forfettario. Lo comunichi con la dichiarazione IVA (comportamento concludente): inizi ad addebitare IVA dal 1 gennaio dell'anno di passaggio.
- Motivi comuni: costi reali molto alti, necessità di detrazioni personali, investimenti importanti con IVA da recuperare, crescita oltre gli 85k pianificata.
Da ordinario a forfettario
Requisiti da soddisfare:
- Ricavi/compensi dell'anno precedente sotto 85.000 euro.
- Spese per dipendenti/collaboratori sotto 20.000 euro lordi annui.
- Nessuna partecipazione in società di persone, associazioni professionali o SRL trasparenti.
- Nessun reddito da lavoro dipendente/pensione sopra 35.000 euro (anno precedente), se prevalente.
- Nessuna cessione di immobili o mezzi di trasporto nuovi intra-UE.
Aspetti pratici del passaggio:
- Il passaggio decorre dal 1 gennaio: smetti di addebitare IVA, non fai più liquidazioni periodiche, chiudi i registri IVA.
- Attenzione alla rettifica IVA: se hai beni ammortizzabili acquistati in regime ordinario con IVA detratta, potresti dover restituire parte dell'IVA.
- Se non hai mai avuto il forfettario prima, verifica se puoi applicare l'aliquota al 5% (requisiti start-up da controllare).
Il passaggio tra regimi ha implicazioni contabili e fiscali che vanno gestite con attenzione. Se stai valutando un cambio, parlane con noi prima di procedere: ti evitiamo errori costosi.
Checklist "Scelta del regime"
Rispondi a queste domande e avrai un'indicazione chiara. Se il risultato è misto, serve un calcolo personalizzato.
6 domande per decidere
1) Quanto fatturo?
Sotto 85k? Forfettario possibile. Sopra? Ordinario obbligato.
2) Quanto spendo?
Costi sotto il 30% del fatturato? Forfettario. Sopra il 50%? Ordinario.
3) Chi sono i clienti?
Privati? Forfettario ok. PA o grandi aziende? Valuta ordinario.
4) Ho detrazioni?
Mutuo, figli, bonus casa? Se si, l'ordinario te le fa sfruttare.
5) Sto crescendo?
Se prevedi di superare 85k in 1-2 anni, pianifica il passaggio.
6) Voglio assumere?
Oltre i 20k lordi di compensi? Devi stare in ordinario.
Risposta "mista"? E il caso più frequente. Serve un confronto numerico: lo facciamo noi.
La regola d'oro
Non scegliere il regime "perché lo fanno tutti". Sceglilo perché hai fatto i numeri sul tuo caso specifico.
Il confronto va rifatto ogni anno: la tua situazione cambia (fatturato, costi, famiglia, investimenti) e il regime migliore potrebbe cambiare con lei.
Vuoi il confronto numerico aggiornato? Scrivici.
Domande frequenti
Risposte rapide sulle questioni che vengono fuori più spesso.
Posso passare da forfettario a ordinario quando voglio?
Si, ma il passaggio è annuale. Comunichi la scelta con la dichiarazione IVA/redditi (in pratica, con il comportamento concludente: inizi ad addebitare IVA dal 1 gennaio). Non puoi cambiare regime a metà anno per scelta: il cambio vale sempre dall'inizio dell'anno successivo. L'unica eccezione è il superamento della soglia di 100.000 euro, che provoca l'uscita immediata dal forfettario.
Nel forfettario pago meno tasse?
Non sempre. L'aliquota è più bassa (5% o 15% vs IRPEF progressiva), ma nel forfettario non puoi dedurre i costi reali. Se hai molte spese deducibili, l'ordinario può convenire perché abbatti l'imponibile reale. La risposta dipende dal rapporto tra ricavi e costi: se i tuoi costi sono bassi, il forfettario vince; se i costi sono alti, l'ordinario potrebbe essere meglio. E non dimenticare le detrazioni personali, che nel forfettario non spettano.
Con l'ordinario devo gestire l'IVA?
Si: addebiti IVA in fattura (22%, 10%, 4% a seconda del bene/servizio), la incassi dal cliente e la versi periodicamente allo Stato con la liquidazione IVA (mensile o trimestrale). In compenso, puoi detrarre l'IVA che paghi sugli acquisti per la tua attività. La differenza tra IVA incassata e IVA pagata è quello che versi. Serve una gestione contabile più strutturata, ma se compri molto per lavorare, il recupero IVA è un vantaggio concreto.
Posso avere dipendenti nel forfettario?
Si, ma con il limite di 20.000 euro lordi annui di spesa per collaboratori e dipendenti. Questo importo comprende stipendi, contributi a carico del datore e TFR maturato. Se superi questa soglia, perdi il diritto al regime forfettario dall'anno successivo. Se hai bisogno di un team più strutturato, il regime ordinario è l'unica opzione.
Hai una domanda specifica sul tuo caso? Scrivici: ti rispondiamo in giornata.
Vuoi sapere quale regime conviene a te?
Ti facciamo il confronto numerico forfettario vs ordinario sul tuo caso reale: fatturato, costi, INPS, detrazioni. In modo chiaro e senza sorprese.
Oppure scrivi a info@turbotasse.com